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L’Ultimo Requiem di Chailly

ANDREA MONTANARI · 31 Ottobre 2026 · 4 MIN di lettura
Il maestro Riccardo Chailly dirige per l'ultima volta il Requiem alla Scala — Foto: Brescia e Amisano

Che serata. Prima di scrivere, trattengo ancora il respiro per l’emozione. Da sempre, La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi è considerata il fiore all’occhiello dell’orchestra e del coro del teatro alla Scala. Fin dalla sua prima esecuzione nel 1874 nella chiesa di San Marco diretta dallo stesso Verdi a un anno dalla morte di Alessandro Manzoni al quale la partitura è dedicata. Tanto che viene eseguita al termine di ogni tournée all’estero come una sorta di biglietto da visita dei complessi scaligeri. E voce comune e non a torto che l’interpretazione dei complessi scaligeri di questa partitura non abbia confronti.

Non a caso, quella di ieri sera è stata la 150° esecuzione con i complessi scaligeri. In molti, considerano il coro della Scala il migliore al mondo e il Requiem verdiano nel dna dell’orchestra scaligera. Ne ha avuto una prova ieri chi ha assistito all’esecuzione. C’era molta attesa infatti per l’ultimo concerto diretto da Riccardo Chailly da direttore musicale della Scala. Alla guida di un quartetto vocale di primo ordine. Da Anna Netrebko, (in splendida forma), alla mezzo soprano Caterina Piva, al basso Michele Pertusi, al tenore Francesco Meli, ieri in stato di grazia, che, a sorpresa, ha sostituito all’ultimo momento Antonio Poli indisposto, che a sua volta nel concerto di mercoledì aveva sostituito il precedentemente previsto Fabio Sartori.
Una promessa di grande emozione che alla fine è stata ampiamente mantenuta.
Quando si ascolta il coro della Scala si capisce il perché in passato si racconta che Herbert von Karajan “litigò” con i mitici Berliner Philharmoniker quando impose Roberto Benaglio (all’epoca direttore del coro della Scala) al Festival di Salisburgo e il coro della Scala nelle sue registrazioni discografiche di molte composizioni italiane. Si racconta anche che per questo motivo Karajan si “vendicò” poi scegliendo i Wiener e non i Berliner per i suoi spettacoli al festival salisburghese.

Chailly è il direttore musicale della Scala che ha eseguito di meno il Requiem verdiano. Non per questo la sua interpretazione è risultata meno intensa. Anzi. Tutt’altro. A cominciare dal potente Dies Irae, nel quale Verdi riprende rimaneggiandolo il tema che in precedenza aveva composto per il Requiem collettivo creato per il primo anniversario della morte di Rossini nel 1868. Fino alla bellezza del Confutatis. Il Sanctus, lil Lux alterna fino al finale Libera me domine nel quale la Netrebko è’ stata da brividi. La lettura di Chailly è profonda. L’Agnus di Piva è Netrebko commuove fino alle lacrime. In sala il silenzio delle esecuzioni che lasciano il segno.

 

Riccardo Chailly dirige l’orchestra e il coro della Scala – Foto Brescia e Amisano

Nel corso degli anni, ho ascoltato spesso la Messa da Requiem di Verdi. Diretta da Claudio Abbado a Riccardo Muti a Daniel Barenboim allo stesso Chailly con i cantanti più acclamati. E ogni volta alla fine sono rimasto sopraffatto dall’emozione. Anche ieri sera il pubblico si è giustamente spellato le mani per gli applausi. Un segno significativo di gratitudine anche nei confronti di Chailly e del lavoro fatto in questi anni e di quello che farà in futuro. Anna Netrebko e agli altri da brividi.
Nel finale, non e’ mancato un fuori programma. Uno spettatore in platea e’ stato colpito da un collasso, ma subito soccorso dal personale sanitario presente in teatro si e’ ripreso ed è’ uscito sulle sue gambe. Il tutto mentre scorrevano le note del Libera me che chiude il Requiem.

Per fortuna, di questo Requiem scaligero resterà la registrazione discografica e per chi vorrà la trasmissione televisiva della Rai in differita alle 10.15 su Rai uno il 2 novembre.

Il mio sogno sarebbe stato ascoltare il Requiem diretto da Carlos Kleiber, ma questo immenso direttore non lo ha mai diretto né in concerto né in studio. Sarebbe stato sublime proprio come l’Otello che Kleiber diresse proprio cinquant’anni fa alla Scala per l’inaugurazione della stagione scaligera 1976/77 il 7 dicembre 1976 con la regia di Franco Zeffirelli. Prima diretta televisiva Rai di un’opera dal Piermarini. Ma questa è un’altra storia e ne riparleremo a breve.

Il 7 dicembre infatti si avvicina e quest’anno la Scala aprirà la stagione proprio con l’Otello verdiano.

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